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giovedì 17 agosto 2017

Libia, a Tripoli nella prigione dei migranti indesiderati



Domenico Quirico, 12 agosto 2017

Tripoli - Che fine fanno quelli che rimandiamo indietro, il popolo dei barconi che le motovedette libiche «salvano» prima che entrino nel nostro mare: quelli per cui inizia il vero viaggio, che è al di fuori di se stessi? I migranti che evaporano nel nostro limbo di disattenzione, che non sono per noi più migranti, un figliol prodigo senza la casa in cui ritornare? A quale destino li consegniamo, noi che abbiamo cessato di dare?
Per questo sono venuto in Libia, a cercare una risposta. Il mestiere che faccio non è discutere se una politica è efficace o no, è semplicemente raccontare quali sono le conseguenze della politica sugli esseri umani. Alla fine di tutto, ogni volta, c’è sempre una scelta morale. Poi deciderete, ma dovete sapere qual è il prezzo che fate pagare. Non potrete dire: ignoravo tutto, credevo, mi avevano detto. Vi racconterò allora dove ho incontrato i migranti salvati. Se non mi credete, è facile verificare. I centri libici per i clandestini, dunque. È lì che ho sentito l’odore dei poveri.

mercoledì 16 agosto 2017

Prove (e foto) dei legami tra i trafficanti e le Ong "State pronti, arriva gente"

Le conversazioni a bordo della nave Iuventa registrate dall'agente infiltrato svelano le collusioni con gli scafisti. La corsa per cancellare immagini e video dei soccorsi: «Tenete tutto pulito»

martedì 15 agosto 2017

Per quelli che… rimandiamoli in Libia

9 agosto 2017
mcc43

Storie per un’Europa più vecchia e gretta quanto più benestante e indifferente. Storie per noi, popolo di santi, poeti e navigatori secondo Benito Mussolini, mentre aggrediva l’Abissinia, e per i Francesi avvolti nella grandeur della Liberté Egalité Fraternitè del continuato saccheggio dell’Africa…

Gebreel ha 28-anni, è nato sulle Montagne di Nuba in Sudan, dove il padre fu ucciso in un conflitto locale. E’ arrivato in Libia nel 2014 sperando di guadagnare qualcosa da mandare a casa. I primi tre anni sono stati difficili a causa del caos che consuma il paese, poi la vita è diventata un inferno.
E’ stato rapito da una banda che si riprometteva di incassare il riscatto e p
er un anno detenuto in una fredda e insalubre cantina. Poiché non aveva mezzi per pagarsi la libertà, i rapitori lo hanno torturato: gli spegnevano le sigarette sul corpo, lo tenevano ginocchioni fino a che la pelle si squarciava, gli hanno sparato a un piede, con la conseguente perdita di un dito, e obbligato a rivolgersi alla famiglia. Ma essendo Gebreel stesso l’unico sostegno di un nucleo di sei persone, nessuno ha potuto dargli aiuto.
Quando è stato finalmente rilasciato, ha deciso di rischiare la vita cercando di raggiungere l’Europa. Credeva che sarebbe stato al sicuro, che avrebbe trovato un lavoro per mantenere i suoi laggiù. Non è così: Gebreel da un mese dorme sotto un ponte nella parte nord di Ventimiglia, come migliaia di altri di migranti che hanno rischiato la vita in mare e ora sono bloccati in Italia.
migranti-ventimiglia-medici-senza-frontiere
Gebreel

lunedì 14 agosto 2017

Serraj e Haftar da Macron: una farsa, non un summit


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8 agosto 2017
mcc43 

Questo articolo di  Times of Malta intitolato “A summit pantomine” riassume il ristagno della situazione in Libia, a fronte delle impressioni indotte dai media circa una situazione in via di evoluzione costruttiva.
I rapporti fra i vari attori politici sono congelati al deprecato accordo del 2015 a Skhirat. Vedere La Libia e i giochi di prestigio dell’ONU 


domenica 13 agosto 2017

Libia: l'Italia invoca l'Onu ma a decidere saranno Macron e Trump


libia

Roberto Santoro, 9 agosto 2017

L'inviato speciale dell’Onu per la Libia, Salamè, ieri è stato a Roma. Nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi, il premier Gentiloni ha chiesto alle Nazioni Unite di dare “una spinta decisiva” alla soluzione della complessa quanto sanguinosa sciarada libica, mentre per il ministro Alfano l’Onu dovrebbe addirittura “prendere la leadership” dei negoziati e degli sforzi diplomatici per salvare il Paese dal caos. Non si capisce però cosa possa fare l’Onu in Libia, visto che dal 2011, cioé dalla guerra anglo-francese sponsorizzata da Obama e che distrusse il regime di Gheddafi, tutti i migliori propositi della missione onusiana, lo “state building”, la messa in sicurezza del territorio, un accordo tra le (tante) parti in gioco, sono rimasti lettera morta o quasi.
L'Onu può vantare di aver insediato il debole governo Sarraj, appoggiato fin da subito dall'Italia, anche se nei giornis scorsi il vice di Sarraj ha mostrato una netta ostilità rispetto alla nostra missione militare nelle acque libiche, perché mette in discussione la sovranità nazionale del paese.

sabato 12 agosto 2017

Gheddafi al-Dam a Ng, ‘invito l’Italia a ritirare le navi’. al-Serraj? ‘Nessuno sa come sia stato scelto’

a cura di Vanessa Tomassini *
“L’Italia deve imparare le lezioni del passato coloniale e rispettare l’accordo che abbiamo firmato insieme, così supereremo gli anni di ostilità. Purtroppo, per quello che vedo oggi, l’Italia è occupata da governi falsi, non eletti e senza rispetto: invito il governo italiano a non trascinare le sue flotte in Libia per un diffuso sentimenti che porterà tutte le parti ad unirsi contro l’Italia. Continuando così l’Italia non avrà futuro in Libia. Quando tornerà, l’Italia non avrà alcuna credibilità dopo che il trattato è stato rotto”. Riserva parole dure per l’Italia Ahmed Gaddaf al-Dam, cugino del rais Muammar Gheddafi, ex generale a fianco del cugino, oggi uno degli esponenti politici in Libia con più seguito. Ha risposto alle nostre domande dal Cairo, in Egitto, tra i mille impegni politici ed istituzionali, rincorso dalle testate di mezzo mondo. Dopo una lunga attesa, siamo riusciti ad avere risposte che danno un quadro chiaro della Libia di oggi e che chiarisce le responsabilità del caos libico, che gravano sui governi europei e della Nato, sia per la guerra e l’uccisione del rais, sia per la cattiva gestione di un post che ha gettato la Libia in una totale assenza di sicurezza e legislazione.

venerdì 11 agosto 2017

Libia, tra martiri che rivivono e la guerra del petrolio che non finisce

Wikipedia 
 
A volte i "martiri" ritornano. E vengono usati per sobillare gli animi e cavalcare lo spirito nazionale. La Libia è anche questo. Un passo indietro nel tempo. Pochi anni, giugno 2009, ma lo scenario sembra quello di un'epoca lontana. Narra la cronaca di quel 10 giugno 2009: una foto in bianco e nero che ritrae un eroe della resistenza anti-coloniale in Libia sul petto dell'impeccabile divisa: Muammar Gheddafi non rinuncia al gusto della provocazione e, nonostante i buoni rapporti con l'Italia, ha scelto di caratterizzare sin dal suo esordio la visita nel nostro Paese con chiari riferimenti all'epoca buia del colonialismo italiano in Libia.