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martedì 20 febbraio 2018

Guerra in Libia, cosa accadde in quella riunione a porte chiuse che trascinò l'Italia in guerra


L'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex premier Silvio Berlusconi
L'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex premier Silvio Berlusconi (ANSA/ETTORE FERRARI)

Le rivelazioni di Guido Crosetto, allora sottosegretario alla Difesa, al Fatto permettono di ricostruire la riunione convocata da Napoletano che diede inizio all'intervento italiano

ROMA - Era il 17 marzo 2011, e, in una sala del Teatro dell'Opera a Roma, le principali cariche politiche italiane erano riunite per affrontare una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese e, forse, dell'Occidente in generale: la guerra in Libia. Una pagina non solo drammatica, ma fino a qualche giorno fa ancora coperta da un velo di mistero, perlomeno per quanto concerne la rocambolesca entrata in guerra del nostro Paese. Inizialmente contrario all'intervento, ma poi costretto ad accodarsi a seguito delle pressioni internazionali e per la necessità strategica di non farsi isolare dall'attivismo francese e britannico.

lunedì 19 febbraio 2018

Perchè i libici amano il colonello Gheddafi

Molti osservatori in Occidente, completamente (auto)-avvelenati dalla propaganda anti-Gheddafi non riescono a capire come il leader libico conservi ancora il sostegno della popolazione, nonostante una campagna ingiusta di bombardamenti condotti dalla NATO dal marzo 2011.(1) In che modo i libici continueranno a sostenere i “coraggiosi” insorti del CNT?(2)


Leggendo l’articolo “Alcune verità sulla Libia”, scritto da Helen Shelestiuk e pubblicato nel n. 165 di Maggio 2011 della rivista B.I. (ex-Infos Balcani) molto probabilmente hanno le antenne dritte.

Shelestiuk Helen dice: “Quando è stato chiesto all’ex ambasciatore russo in Libia, Vladimir Chamov, se Gheddafi opprimeva il suo popolo, ha risposto: “Quale oppressione? I libici beneficiavano di un credito di 20 anni senza interessi per costruire le loro case, un litro di benzina costa circa 14 centesimi, il cibo è gratuito e si può acquistare una nuova jeep sudcoreana KIA per 7500 dollari.”

E Shelestiuk Helen ha proseguito: “Quali sono gli altri fatti e cifre che conosciamo della Libia e del suo leader?

domenica 18 febbraio 2018

LIBIA – Emergenza umanitaria tra conflitto e migrazioni

20 dicembre 2016 (Di Matteo Gatti).

 La crisi umanitaria in Libia, monitorata da enti quali la United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) e lo United Nations Office for the Coordination of Human Affairs (UNOCHA), è esplosa con il conflitto in corso e con lo sviluppo dei flussi migratori nell’area mediterranea. La guerra civile e la derivante instabilità politica hanno dato origine al collasso economico ed istituzionale, delle amministrazioni pubbliche e della giustizia: la conseguenza per la popolazione è lo stato di insicurezza, l’esposizione alla violenza, la negazione dell’accesso ai servizi primari. Agli sfollamenti interni a causa degli scontri si aggiungono gli arrivi da altre nazioni africane di migranti, profughi e richiedenti asilo, tra i quali alcuni hanno l’obiettivo di raggiungere l’Europa e altri intendono fermarsi in Libia.
La guerra civile

Come possiamo apprendere anche da un apposito approfondimento dell’Istituto Affari Internazionali, la frattura politica esistente sin dal 2011 è sfociata nel conflitto civile Tobruk-Tripoli nel luglio 2014, riscontro di dinamiche internazionali e spinte geopolitiche più ampie. La situazione libica è riportata dalla BBC, che nella sua timeline mostra come gli scontri si siano concentrati nelle aree di Bengasi, Tripoli, Derna, Sirte e Ras Lanuf.

sabato 17 febbraio 2018

Genocidi Washington Style – tocca al Venezuela?

9 febbraio 2018 


DI PETER KOENIG
Ci sarà un motivo per cui nessuno osa parlare di “genocidio” quando si pensa alle atrocità commesse da Washington in tutto il mondo? – Se c’è una nazione che è colpevole di omicidio di massa, questa nazione è gli Stati Uniti d’America insieme ai suoi manipolatori sionisti. Ma sembra che nessuno ci faccia caso, o meglio che nessuno osi dirlo. È diventata una cosa normale che è ormai entrata nel cervello della gente. La nazione eccezionale può fare quello che vuole, quando vuole e dove vuole – può seminare guerre e conflitti, uccidere milioni e milioni di persone e poi dare la colpa a Russia e Cina e, naturalmente, Iran, Venezuela, Siria, Cuba, Corea del Nord … ma potremo andare avanti.
Quando un certo Mr. Tillerson parla apertamente di colpo di stato militare in Venezuela, sta incitando ad un genocidio in questo pacifico vicino del sud. Questo significa, per chi sta ascoltando, come Capriles e Co., che può contare sull’appoggio degli Stati Uniti, cosa che, ovviamente,  sapeva da sempre. Ma ora la cosa è ufficiale, quando il Segretario di Stato USA chiede apertamente un intervento militare – chiede sangue – sta provocando un bagno di sangue. Questo è genocidio. Per definizione, è un assassino.

venerdì 16 febbraio 2018

Festeggiare la propria e l'altrui morte

In occasione dei risultati della "commissione uranio", che ha "riconosciuto la responsabilità dell'uranio impoverito nella generazione di nanoparticelle e micropolveri, capaci di indurre i tumori che hanno colpito anche i nostri militari inviati ad operare in zone in cui era stato fatto un uso massiccio di proiettili all'uranio", ripubblichiamo questo articolo del nostro amico Franco Caddeo, scomparso nel 2009. Perchè non sono solo i militari a morire per l'uranio impoverito. (Questo articolo è quello che ha avuto più letture di tutti - oltre 100.000 - nella storia di luogocomune).
Festeggiare la propria e l'altrui morte
Ho visto bambini con la testa triangolare, segregati nella casa dei propri cari. Ho parlato con Madri che hanno perso i propri figli, soprattutto per leucemie o patologie similari. Ho “sentito” la paura tramutata in diffidenza anche verso i propri conterranei, causata da vigliacche “pressioni”. Non ero giovane allora, parlo di 20 giorni fa.
Le servitù militari in Sardegna sono, tra tutti i problemi che l’Isola contiene, i più violenti ed umilianti per il Popolo Sardo. Almeno per quella parte che merita di identificarsi in questa definizione.

giovedì 15 febbraio 2018

La super-arma del futuro? Uno sciame di mini-droni dotati di intelligenza artificiale

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Oltre due milioni di visualizzazioni in poche settimane, considerando solamente il canale YouTube. cSono questi i numeri ottenuti da Slaughterbots, il cortometraggio prodotto e distribuito da Future of Life, un’organizzazione sostenuta anche da Elon Musk e Stephen Hawking.
La scena shock arriva dopo 5 minuti dall’inizio colpendo dritto al cuore l’immaginazione di chi, fino a quel punto, credeva solo di assistere a un’affascinante presentazione commerciale di un CEO della Silicon Valley. Dal bagagliaio di un van esce uno sciame di mini droni, grandi quanto il palmo di una mano.
La destinazione finale dello stormo è un’università raggiunta in pochi minuti tramite un sistema GPS installato nei droni, capace anche di navigare all’interno dell’edificio grazie ad alcuni sensori (telecamere, radar, ecc.) e alla mappa precaricata della struttura.

mercoledì 14 febbraio 2018

“Non accogliete i profughi, molti sono criminali”. Parola di presidente nigeriano

Abuja, 9 feb – “Smettetela di accogliere i profughi, la maggior parte sono criminali”. In soldoni sono le parole che il presidente nigeriano Mohamed Buhari ha rilasciato al quotidiano britannico Telegraph. Un appello che gela i buonisti, difensori dell’accoglienza ad ogni costo di quanti sbarcano sulle coste italiane, è arrivato direttamente dalla Nigeria. A parlare è il capo della nazione più popolosa del Continente Nero, uno che probabilmente conosce il suo popolo, e sa chi sono le persone che lo abbandonano per trovare fortuna in Europa.
Buhari ha anche aggiunto, che in Nigeria le persone sono perfettamente consapevoli che in Europa gli immigrati nigeriani abbiano una reputazione negativa. E questo non significa che gli europei siano razzisti, ma solo per il fatto che sono i numeri a parlare e a dire che molti immigrati nigeriani si macchiano di crimini e finiscono in prigione. Certo, non tutti sono così, ma una buona parte lo è, e Buhari lo ammette senza giri di parole, riferendosi a quanti “cercano falsamente di chiedere asilo all’estero così danneggiano la reputazione della Nigeria”.