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mercoledì 13 marzo 2013

Meglio tardi che mai

Pubblicato il: 7 febbraio, 2012
In Breve | Di Fabio Falchi

Meglio tardi che mai

Non è passato nemmeno un anno da quando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvò, con 10 voti favore e 5 astenuti (Russia, Cina, India, Brasile e Germania), la risoluzione 1973, che autorizzava l’imposizione di una no-fly zone sulla Giamahiria. E ciò proprio allorché le forze del legittimo governo di Gheddafi stavano per schiacciare definitivamente l’insurrezione dei “tagliagole bengasini”, appoggiata ed organizzata dalle cosiddette “forze occidentali”. Sicché, la decisione dell’Onu, favorita dall’opera di disinformazione dei media mainstream, non solo giustificava una aggressione contro uno Stato sovrano, ma soprattutto avallava, di fatto, una nuova forma di colonialismo degli Stati Uniti e dei loro scagnozzi europei. Tra gli obiettivi dell’operazione contro la Repubblica araba socialista popolare di Libia, oltre al diretto controllo delle ingenti risorse petrolifere di questo Paese, vi erano infatti quello di mettere fine alla “strategia ” di Gheddafi, che mirava a far crescere politicamente ed economicamente l’Africa nera, e quello di contrastare la presenza cinese in un continente ricchissimo di materie prime, ma troppo debole e corrotto per opporsi alla politica di rapina delle potenze occidentali e delle multinazionali.

Tolti i baffi di Hitler (o di Stalin se si preferisce) agli islamisti e messi sulla faccia di Gheddafi il “gioco era fatto”: mercenari neri (ma tornati ad essere “negri” per i gazzettieri più democratici) che “si riempivano” di viagra per stuprare le donne libiche ed essere valorosi in battaglia, fucilazioni di massa, fosse comuni, aerei che bombardavano pacifici manifestanti contro il regime e Gheddafi nascosto in un bunker insieme con le sue “amazzoni”, anche se, essendo un “tiranno”, si mostrava così assai poco grato verso queste giovani donne da cercare di violentarle.
Una tale sequenza di idiozie che solo un’opinione pubblica completamente rincitrullita dal “Circo mediatico occidentale” poteva ritenere vera o verosimile, era destinata prima o poi a scomparire e a lasciar posto, sia pure in modo tutt’altro che completo, alla triste e tragica realtà: città come Sirte “sventrate” dalle bombe della Nato, caccia all’uomo nero, pestaggi, torture, assassini e saccheggi compiuti dai “tagliagole bengasini”; con il risultato di trasformare nuovamente la Libia in un “protettorato”, dopo decenni di “regime”, duranti i quali le diverse tribù libiche, anziché scannarsi tra di loro, avevano potuto convivere pacificamente, grazie anche ad uno Stato sociale, assolutamente unico in tutta l’Africa e tra i più avanzati del pianeta. Certo la Giamahiria non era un “paradiso”, ma gli ultimi a poter far critiche, soprattutto di questi tempi, erano e sono proprio gli “occidentali”.
Insomma, col passare dei mesi l’errore commesso allora dalla Russia e dalla Cina è diventato sempre più evidente. E’ vero che molto probabilmente le operazioni militari contro la Libia non sarebbero cessate, anche se questi due Paesi avessero messo il veto, ma il “segnale” sarebbe stato “chiaro e forte” e la “comunità internazionale” ne avrebbe dovuto tener conto. Vale a dire che il veto di Russia e Cina, insieme all’astensione della Germania, avrebbe consentito alla diplomazia – compresa quella italiana, nonostante il “deficit” cognitivo e morale dei nostri governanti – di svolgere ancora un certo ruolo, per evitare la distruzione della Giamahiria. In ogni caso, sarebbe stato un non facile ostacolo per la nuova strategia dell’amministrazione Obama, che fa leva sulle quinte colonne presenti in un Paese (amico o nemico) per rovesciare un governo che non esegua gli ordini della Casa Bianca o dei “mercati”.
Non è azzardato, quindi, sostenere che con il loro comportamento nello scorso mese di marzo, Russia e Cina hanno incoraggiato gli Usa & Co a completare la “manovra di aggiramento” della massa eurasiatica; e, di conseguenza, a sostenere i “ribelli” siriani contro Assad e a preparare il terreno per la “soluzione definitiva” della questione del “regime” di Ahmadinehad e del nucleare degli ayatollah. (A tale proposito, si pensi anche, considerando quel che rappresenta oggi per gli Usa la sfida con la Cina, che cosa potrebbe significare una alleanza strategica tra la Russia e la Cina in funzione antiatlantista e quale potere di attrazione potrebbe avere anche nei confronti di alcuni Paesi dell’Europa occidentale, oltre che per quelli del Medio e Vicino Oriente). Una manovra resa più facile lasciando alla Turchia di Erdogan spazio sufficiente per una politica di potenza regionale, tanto più necessaria per “ricucire” i rapporti con Israele, soprattutto dopo la vicenda della Mavi Marmara.
Perciò, dopo la improvvida, ma non sorprendente, decisione dell’UE di imporre un embargo petrolifero contro l’Iran (una decisione che per il nostro Paese può comportare un danno economico gravissimo, nonché la perdita di “posizioni chiave” in un settore strategico), non ci si può che rallegrare per il veto della Russia e della Cina ad una risoluzione dell’Onu che – ignorando che in Siria si sta combattendo una guerra civile che vede contrapposte le forze del legittimo governo di Assad a bande di “ribelli islamisti”, supportati da forze straniere – non significava altro che intimare ad Assad di lasciare il potere. Chiarissimo al riguardo anche Obama, che appunto ha chiesto più volte ad Assad di andarsene. Tuttavia, anche se una “linea” è stata tracciata e alcuni “paletti” sono stati piantati, che non la si possa oltrepassare non è affatto certo. Nondimeno, si può supporre che – non essendovi dubbio che i “ribelli”, se venissero loro meno gli “aiuti” stranieri, avrebbero i giorni contati – in queste ore si stia lavorando per giungere ad un compromesso. Ma non sarà facile. E intanto gli aerei israeliani sembra siano pronti a decollare per un attacco contro l’Iran.
Difficile dunque immaginare una situazione peggiore. Comunque, è possibile che questa saggia e coraggiosa scelta della Russia e della Cina non sia venuta troppo tardi per mettere un “freno” alla volontà di prepotenza (piuttosto che di potenza) dell’Occidente e dei suoi nuovi “alleati”, benché, leggendo le gazzette occidentali, paia che né l’Irak né la Libia abbiano insegnato nulla ai “nostri giornalisti”. Ma forse siamo noi che ci sbagliamo, credendo che in Occidente la distinzione tra vero e falso e quella tra giusto e ingiusto, valgano anche nell’epoca delle “guerre umanitarie” e dei “mercati sovrani”.

Fonte:http://www.statopotenza.eu/2287/meglio-tardi-che-mai

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