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martedì 3 febbraio 2015

Scaravilli, è giallo. Il governo libico: "Si è allontanato lui"

Il consigliere del ministro di Tripoli: il terrorismo non c’entra, il medico avrebbe lasciato l’albergo portandosi il passaporto
di Alice Ferretti 28 gennaio 2015

PADOVA. «Il terrorismo non c’entra con il caso Scaravilli». A sostenerlo è il consigliere del ministro per la Cooperazione Internazionale della Libia, Mohamed Ib. S. Aribi, ieri a Padova con una delegazione libica per partecipare a una tavola rotonda in Camera di Commercio. Secondo il libico, non avrebbe nulla a che vedere con un sequestro di persona la scomparsa a Tripoli del medico ortopedico siciliano, padovano d’adozione, Ignazio Scarvilli, 70 anni, che dal pomeriggio del 6 gennaio scorso risulta irreperibile. A detta di Mohamed Ib. S. Aribi qualcosa non tornerebbe. «Ho parlato con un medico catanese che a Tripoli alloggiava nello stesso albergo di Ignazio Scaravilli», racconta il consigliere, «Mi ha detto che dopo tre giorni Scaravilli, senza avvisare nessuno, se n’è andato dall’albergo, che avrebbe portato con sé il passaporto e sostituito la scheda sim del suo cellulare, lasciando quella libica in hotel e portandosi via la scheda italiana».

Elementi strani secondo il consigliere che sostiene di aver chiesto al medico catanese amico di Scaravilli come mai non fosse andato subito a denunciare la scomparsa del collega all’ambasciata italiana o alla polizia libica. «Mi ha spiegato che erano tutti convinti che Scaravilli avesse cambiato albergo o che si fosse spostato a lavorare in un altro ospedale», continua Mohamed Ib. S. Aribi, che dice di aver chiesto personalmente pochi giorni fa notizie sulla scomparsa del medico all’ambasciata italiana di Tripoli, senza però ottenere risultati: «Non mi hanno voluto dire nulla», afferma il consigliere, che racconta un altro particolare. «Jafar, il medico libico che lavorava con Ignazio Scaravilli, mi ha detto che la moglie di Ignazio dall’Italia l'avrebbe sentito al telefono dopo la scomparsa».

Ci sarebbero dunque diversi misteri sul caso, secondo Mohamed Ib. S. Aribi: «Pensiamo potrebbe trattarsi di un allontanamento volontario e siamo convinti che a breve il medico si farà risentire e che tutto si risolverà». A pensarla in maniera diversa sono invece i colleghi padovani di Scaravilli, che conoscendolo escludono nella maniera più assoluta un allontanamento volontario: «Non è uno che fa perdere le proprie tracce, è troppo legato alla famiglia e al lavoro», sostiene il medico Baldo Licata. «Sicuramente qualcosa è successo. Ignazio è comunque molto in gamba, speriamo se la cavi anche in questa occasione».

Pressoché le stesse le parole nei confronti del collega le ha usate Giampiero Avruscio: «Non è una persona avventata. A Natale ho parlato con lui al telefono, era tranquillo, entusiasta, stava coinvolgendo un medico anestesista padovano affinché andasse con lui in Libia», dice Avruscio. «Non credo all’ipotesi terrorismo ma non mi stupirei se fosse finito nelle mani di qualche banda di delinquenti. Spero solo sia vivo». Rimane intanto attiva l’unità di crisi della Farnesina, che sulla vicenda continua a mantenere stretto riserbo. Anche da Catania, dalla casa di Scaravilli, non trapela nulla. La moglie Liliana Monaco e il figlio Antonino si sono chiusi nel silenzio più assoluto.

Fonte: http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/01/28/news/scaravilli-la-pista-dell-allontanamento-1.10753374

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