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sabato 19 settembre 2015

Latitante in Libia si converte all'Islam

Giulio Lolli a Tripoli ha preso il nome di "Karim" e fa l'istruttore nautico

La novità è che, nel frattempo, si è convertito all’Islam. Nessuno, oltre lui, può sapere se l’aver abbracciato la fede di Maometto sia una scelta dettata dall’opportunismo oppure una convinzione maturata nel travaglio spirituale degli ultimi anni. Chi lo conosce bene, con ogni probabilità, si è già fatto un’idea. Di certo c’è che perfino nei documenti ufficiali firma con il nuovo nome arabo: Karim. Sarà un caso, ma significa “Generoso”. Lolli, dopo la rocambolesca fuga via mare di cinque anni fa, per poi riciclarsi laggiù dopo il sanguinoso ribaltone, facendo dapprima l’arredatore e poi occupandosi della compravendita di barche. L’intenzione di espandere l’impresa c’era, almeno stando alle indagini della procura di Rimini e dei carabinieri, ma è stata stroncata sul nascere. Il presunto “socio” occulto (riminese) di Lolli è stato infatti denunciato a piede libero non appena ha tentato di stringere contatti con i funzionari del governo libico (anche se si dovrebbe parlare di “governi” perché ne esiste più d’uno e ciascuno rivendica la propria legittimità). L’ex patron di Rimini Yacht, dichiarato da tempo latitante e con un mandato di cattura internazionale sulla testa, non ha nessuna intenzione di lasciare la Libia: ha giurato pubblicamente che non “finirà mai più in carcere”. Era stato arrestato con la collaborazione della polizia di Gheddafi in un blitz internazionale nel gennaio 2011. L’aver partecipato alla rivolta in carcere e l’essersi unito ai ribelli lo ha reso “intoccabile”, almeno a Tripoli. Il pm riminese Davide Ercolani, da lontano, continua a perseguire con determinazione la prospettiva della cattura, un po’ come Ginko con Diabolik. Dovrà per adesso accontentarsi di processarlo in contumacia. Prima udienza, l’1 ottobre prossimo.

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