Translate

lunedì 18 dicembre 2017

I campi in Libia e l'ipocrisia di "Amnesty"

- Mer, 13/12/2017 


Dopo il rapporto sui migranti in Libia diffuso ieri, Amnesty farebbe meglio a ribattezzarsi Amnesia International.
Il documento intitolato «Libia, un oscuro intreccio di collusione» è, infatti, un capolavoro di disinformazione frutto di una volontaria amnesia selettiva. Un'autentica patacca umanitaria realizzata documentando con certosina minuzia le condizioni degli ultimi sei mesi, ma omettendo deliberatamente qualsiasi riferimento alle situazioni, assolutamente identiche, perpetuatesi nei centri di detenzione legale e illegale dal 2014 a metà 2017. Il tutto per dimostrare che quel dramma non è la conseguenza della tratta di uomini gestita dalle organizzazioni criminali, ma bensì delle misure assunte negli ultimi sei mesi dall'Europa, e in primis dall'Italia per arginare gli sbarchi. «Decine di migliaia di persone sono imprigionate a tempo indeterminato in centri di detenzione sovraffollati e sottoposte a violenze ed abusi sistematici.

domenica 17 dicembre 2017

Politico libico chiede all'ONU di trovare fondi per mantenere un esercito in Africa


Migranti in un campo profughi

1/11/2017

Nella lotta contro l'immigrazione clandestina che passa attraverso la Libia, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la creazione di un esercito formato dai soldati dei Paesi del Sahel (Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad).
Il Guardian riporta dati in base ai quali dal 2014 sarebbero morte 30mila persone nel deserto del Sahara, mentre 10mila sono annegate nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l'Europa. Il nuovo esercito formato da 5mila uomini nel primo anno di attività avrà bisogno di 423 milioni di dollari.
L'iniziativa è stata presentata dalla Francia e dall'Italia, ma i problemi sono nel finanziamento. L'amministrazione di Trump non stanzia fondi, così come la Gran Bretagna nonostante abbia espresso il proprio sostegno.
Baqi Al Ali, uno dei membri del Consiglio delle tribù libiche, ha riferito a Sputnik che questa iniziativa può essere molto efficace per superare la crisi migratoria che ha colpito molti Paesi ed ha provocato la morte di decine di migliaia di persone.

sabato 16 dicembre 2017

L’Italia e il nodo libico


Tatiana Santi

La Libia, un Paese nel caos più totale dal futuro tuttora ignoto, si ritrova al centro degli interessi geopolitici delle grandi potenze. L’attuale labirinto libico, dossier strategico per Roma, va letto nella prospettiva della guerra del 2011. L’Italia e il nodo libico.
Per comprendere a fondo il complesso scacchiere libico è fondamentale sapere le ragioni dell'attacco contro la Libia del 2011, accompagnato da un coro mediatico secondo cui Muammar Gheddafi da un giorno all'altro diventò un dittatore pazzo da distruggere. "Libia. Da colonia italiana a colonia globale" è un libro di Paolo Sensini (edito da Jaca Book) che ripercorre la travagliata storia della Libia gettando luce sulle fatidiche "primavere arabe" e sulle vicende che i media mainstream hanno taciuto.
Paolo Sensini, storico, analista geopolitico
© Foto: fornita da Paolo Sensini
Paolo Sensini, storico, analista geopolitico
 

venerdì 15 dicembre 2017

IT-EN: Petizione alla Casa Bianca contro George Soros/The White House petition against George Soros

da Luciano Bonazzi
http://lucianobonazzi.altervista.org/wp-content/uploads/2017/11/unnamed-file-7.png
Foto ©www.zerohedge.com
Lanciata il 20 agosto 2017, invitiamo i nostri lettori e iscritti alla newsletter a firmare la petizione contro l’ex nazista, speculatore, terrorista e mafioso George Soros.

Oggetto della petizione è quello di mettere sotto accusa George Soros e le organizzazioni ad esso collegate per terrorismo, ai sensi delle leggi Statunitensi RICO e NDAA.

giovedì 14 dicembre 2017

F-35 perde pezzi in volo


 07/12/17 
Un F-35 dell'U.S. Air Force, schierato presso la Kadena Air Base in Giappone, ha perso un pannello durante un volo di addestramento sull'Oceano Pacifico.
Secondo quanto confermato da un comunicato stampa del 18th Wing Public Affairs della base aerea di Kadena, un pannello di circa 30x60 centimetri sarebbe caduto da un F-35A durante una "missione di addestramento di routine" lo scorso 30 novembre a circa 65 miglia a est di Okinawa, .
La perdita sarebbe stata notata dal gregario del pilota mentre i caccia stavano rientrando. L'ispezione post-volo ha confermato il problema. Dal momento che le ispezioni vengono eseguite anche prima del decollo, si deduce che il pannello sia caduto durante la missione.

mercoledì 13 dicembre 2017

Come rendere schiavo un popolo abituandolo ai soprusi

Data: 09/12/2017 07:01:27

C’è una frase che non sopporto, ma che mi viene ripetuta spesso da molte persone, quando si parla di diritti negati ai cittadini: “E che vuoi che facciamo? Non possiamo farci nulla, comandano loro”…dove per “loro” si intendono sempre i personaggi della politica nostrana .
Queste persone, palesemente, ignorano del tutto un criterio: numericamente la popolazione è un esercito di ben 45 milioni di persone, che si fanno letteralmente schiavizzare da un gruppetto di circa 1.000 personaggi della politica, che hanno pensato bene a suo tempo, che elevarsi al rango di detentori di una poltrona, li avrebbe salvati per sempre da tutti i mali.
Poltrone: la panacea contro ogni tipo di avversità. O meglio: immunità totale e privilegi. Un abominio, che cozza orribilmente con qualsiasi criterio di democrazia.
Ma come possono circa 1.000 persone assoggettarne circa 45 milioni? Con il metodo del sopruso. Costante, magari minimo, ma inoculato metodicamente.
Oggi, di soprusi ne constatiamo – e subiamo – da ogni dove.

martedì 12 dicembre 2017

Lo sporco segreto di Raqqa

L'”accordo segreto” della Coalizione USA per permettere ai terroristi dello SIIL di fuggire
Prof. Michel Chossudovsky, Mondialisation 1° dicembre 2017 
Il segretario alla Difesa James “Mad Dog” Mattis confermava a maggio la volontà di Washington di annientare i terroristi dello Stato Islamico (SIIL): “La nostra intenzione è che i combattenti stranieri non sopravvivano alla battaglia e tornino in Nord Africa, Europa, America, Asia e Africa. Li fermeremo…” (citazione da un articolo della BBC intitolato “Lo sporco segreto di Raqqa”). Ciò che precede è il “piano narrativo politico” del Pentagono. La verità nascosta è che lo zio Sam soccorse lo SIIL. Tale decisione fu ovviamente presa ed eseguita dal Pentagono piuttosto che dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Come confermato da un articolo della BBC intitolato “Lo sporco segreto di Raqqa“, la coalizione guidata dagli Stati Uniti permise l’esodo dei terroristi dello SIIL e dei loro familiari dalla fortezza di Raqqa, nel nord della Siria. Sebbene l’articolo della BBC si concentri sui dettagli dell’operazione, rivela l’esistenza di un “accordo segreto” tra Stati Uniti e l’incrollabile alleata inglese per consentire ai terroristi di fuggire da Raqqa. “L’accordo che consentiva ai terroristi dello SIIL di sfuggire da Raqqa, capitale de facto del loro califfato auto-nominato, fu preparato da funzionari locali. Fu concluso dopo quattro mesi di combattimenti che lasciarono la città completamente distrutta e praticamente svuotata della popolazione. Salvò delle vite e concluse i combattimenti. Salvò anche la vita di arabi, curdi e altri combattenti contro lo SIIL.

lunedì 11 dicembre 2017

L’ultima vittoria di Muammar Gheddafi



Il 6 marzo 2011 era chiaro che il regime libico aveva soppresso la rivolta interna e sospeso il caos nel mondo arabo. Una missione clandestina di un diplomatico inglese protetto da 8 ufficiali delle SAS nella base orientale dell’opposizione libica si concluse con la loro detenzione e “interrogatorio” da parte dei capi ribelli. L’articolo del Sunday Times fu la “bandiera bianca” issata dagli organizzatori delle proteste in Medio Oriente e Nord Africa del 2010-2011. Fin dall’inizio la catena di eventi in Libia ebbe una svolta inaspettata per le élite globali. Muammar Gheddafi si rifiutò di abbandonare Tripoli e, insieme alla famiglia e al clan, mantenne i contatti coi libici attraverso la TV nazionale e regolari apparizioni pubbliche. Nell’impressionante discorso del 22 febbraio 2011, ripristinò il sostegno pubblico ed incoraggiò i libici a resistere alla rivolta. Da allora i media mainstream internazionali diffusero bugie inaudite sugli eventi in Libia. Si sentì parlare di “mercenari stranieri che uccidono civili”, “attacchi aerei sui dimostranti”, “bombardamenti delle posizioni ribelli”, “grandi proteste contro Gheddafi a Tripoli”, “migliaia di rifugiati libici” e tanti altri annunci che, come risultò, non avevano nulla a che fare con la realtà.

domenica 10 dicembre 2017

Sigonella base operativa per le strategie di supremazia nucleare USA

3 dicembre 2017


Capitale mondiale dei droni da guerra, base avanzata per le forze speciali e di pronto intervento USA e NATO e, da oggi, anche centro strategico per i programmi di supremazia nucleare planetaria delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Segretamente, senza che mai il governo italiano abbia ritenuto doveroso informare il Parlamento e l’opinione pubblica, sta per entrare in funzione nella grande stazione siciliana di Sigonella la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” USA per l’identificazione dei lanci di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Una specie di “scudo protettivo” tutt’altro che difensivo: i moderni dottor Stranamore del Pentagono puntano infatti al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica nemica per poter scatenare il “primo colpo” nucleare evitando qualsiasi ritorsione da parte dell’avversario e dunque i limiti-pericoli della cosiddetta “Mutua distruzione assicurata” che sino ad ora ha impedito l’olocausto nucleare.

sabato 9 dicembre 2017

La politica dei bonus: l’elemosina pagata dagli stessi italiani



Autore: Editoriale del Direttore - Emilia Urso Anfuso
Data: 03/12/2017 07:12:33
 
In piena campagna elettorale, gli italiani che – si sa – hanno memoria corta, plaudono alle ennesime promesse politico-elettorali. Almeno una parte di essi, quelli rimasti probabilmente affascinati dalle castronerie paventate da Renzi pre e post il suo incarico a premier.
Berlusconi game over” dichiarava dai talk show italiani che lo intervistavano in quanto giovane politico che avrebbe rivoluzionato l’Italia e "rottamato la vecchia politica” per poi regalare all’Italia – non appena nominato premier con un’ardita scalata alla poltrona - non solo la solita vecchia politica, ma un patto stretto in tempi non sospetti proprio con Berlusconi, mi riferisco al patto del Nazareno.

venerdì 8 dicembre 2017

Shell: i crimini commessi in Nigeria per silenziare le proteste contro l’inquinamento

di La bottega dei Barbieri (sito)
lunedì 4 dicembre 2017 
 
Amnesty International ha chiesto a Nigeria, Regno Unito e Olanda di aprire indagini sul ruolo avuto dal gigante petrolifero anglo-olandese Shell in una serie di orribili crimini commessi dal governo militare nigeriano nella regione petrolifera dell’Ogoniland negli anni Novanta.
La richiesta è stata fatta da Amnesty International in occasione del lancio di un suo rapporto che esamina migliaia di pagine di documenti interni della Shell, dichiarazioni di testimoni e denunce presentate, all’epoca dei fatti, dalla stessa organizzazione per i diritti umani.

La campagna del governo militare nigeriano per ridurre al silenzio le proteste degli ogoni contro l’inquinamento prodotto dalla Shell causò gravi e diffuse violazioni dei diritti umani, molte delle quali costituiscono anche precise fattispecie di reato penale.

giovedì 7 dicembre 2017

La mafia dietro il traffico di migranti dalla Tunisia? Il racconto dello scafista

25 novembre 2017, Valentina Petrini.
La mafia dietro il traffico di migranti dalla Tunisia? Il racconto dello scafista

Nell’ultima inchiesta per Nemo-Nessuno Escluso firmata con David Chierchini e Matteo Keffer, ho scoperto questo. Seguitemi!
Totò è un intermediario: la prima persona che bisogna cercare per organizzare il viaggio dalla Tunisia all’Italia. Sulla piazza non c’è solo lui: nel suo quartiere (periferia di Tunisi) ci sono altri quattro intermediari. Ce ne sono tanti sparsi per la città, non si conoscono tra di loro: “Ognuno fa i cazzi suoi, con i marinai suoi… anche perché quando qualcuno muore ce li hai sulla coscienza”.

mercoledì 6 dicembre 2017

Esperto: dalla Libia andrebbero evacuati tutti i migranti, non solo i clandestini

1/12/2017


All'ultimo summit afro-europeo, tenutosi ad Abidjan il 29 novembre, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l'immediata evacuazione dei migranti clandestini che si trovano in Libia e l’adozione parallelamente di misure contro i trafficanti di esseri umani.
Tuttavia non è chiaro chi sarà evacuati, in che modo, e dove finiranno i migranti clandestini.
"C'è un piano. Secondo alcuni, si tratta di circa 17.000 persone che vivono nei campi in Libia, dove vengono trattati come schiavi. Ma non solo loro. Questo vale per l'intero flusso di rifugiati", ha detto a Sputnik Félix Tchicaya, africanista e politologo presso l'Istituto per la prevenzione e la sicurezza in Europa (IPSE):

martedì 5 dicembre 2017

CAOS LIBIA: Il piano di Macron, usare i migranti e l'Onu contro l'Italia


Emmanuel Macron (LaPresse) 
Emmanuel Macron (LaPresse)

Non è la prima volta che il ministro dell'Interno Marco Minniti lancia questo allarme, come ha fatto ancora pochi giorni fa: l'arrivo in Italia e in Europa di foreign fighters attraverso la Libia mischiandosi tra le ondate di migranti. Il fatto che lo abbia sottolineato ancora dimostra che il pericolo c'è ed è un rischio reale. Come dice a ilsussidiario.net l'inviato di guerra de Il Giornale, Gian Micalessin, Minniti parla perché è al corrente "di informative precise da parte dei servizi segreti". "Foreign fighters di ritorno da Mosul e Raqqa" spiega ancora Micalessin "si dirigono sicuramente in Libia dove l'Isis è stato sconfitto ma non debellato ed è la strada più sicura per entrare in Europa, passando dall'Italia". Le prediche di Macron sull'intenzione di "salvare le persone intrappolate in Libia per risolvere la compravendita di schiavi", invece, "fanno parte del suo dichiarato tentativo di imporre la leadership della Francia sulla Libia ai danni dell'Italia". Un quadro oscuro e complesso, conclude, "in cui non si sa chi fa la guerra a chi".

lunedì 4 dicembre 2017

PERCHE’ SOROS HA SPOSTATO 18 MILIARDI DI DOLLARI AI SUOI “FONDI BENEFICI? , PER ORGANIZZARE LA PIU’ GRANDE ELUSIONE FISCALE DELLA STORIA (come tnti altri prima di lui)

Novembre 28, 2017 posted by


Per chi lo avesse notato, alcune settimane fa è stata pubblicata la notizia secondo la quale George Soros, il discusso magnate finanziario americano avrebbe donato 18 miliardi alle onlus da lui fondate.
Si tratta di vera generosità ? Come correttamente informa Zerohedge si tratta comunque di una attività molto lucrativa. Prima di tutti ricordiamo che i trasferimenti sono stati fatti a quelle che si chiamano “Personal Charity”, quindi una fondazione personale che risponde direttamente a lui, ai suoi ordini.  Questo denaro quindi verrà ad essere gestito direttamente da lui, ma con il vantaggio di essere assolutamente esentasse.
Oltre a questo vantaggio colossale si uniscono poi dei privilegi personali: il 20% di quanto donato potrà essere detratto dalle dichiarazione dei redditi per 5 anni, per cui i risparmi fiscali anche personali di Soros saranno incredibilmente sostanziosi.

domenica 3 dicembre 2017

Israele è responsabile della morte di centinaia di migranti


Il regime di Vichy non uccise gli ebrei, si “accontentò” di consegnarli ai loro carnefici tedeschi; Israele non uccide i richiedenti asilo, li manda a morte a centinaia, con la complicità attiva di Ruanda ed Uganda, rivela una lunga indagine del quotidiano Haaretz. Il sistema sviluppato dai leader dei tre Paesi per liberare Israele dai migranti privi di documenti, in particolare quelli che fuggono dalla dittatura in Eritrea, credendo di trovare la salvezza nella “Terra Promessa”, è intelligente. Innanzitutto, Israele ha adottato una legislazione che le consente di mantenere indefinitamente in detenzione i richiedenti asilo arrestati durante i raid di massa, come il sistema di detenzione amministrativa imposto a centinaia di palestinesi in modo permanente. Ma poi c’è il problema di rimandare questi sfortunati non nel loro Paese di origine, ma su una cosiddetta base “volontaria” in un altro Paese ospitante: questo è il contributo di Ruanda ed Uganda. Israele paga così 5000 dollari a questi due Paesi per ogni immigrato espulso “volontariamente”.

sabato 2 dicembre 2017

Libia: non solo petrolio e gas da depredare. La presunta tratta di schiavi copre altro?


(di Andrea Cucco)


23/11/17 

Sulle macerie delle istituzioni libiche si stanno abbattendo diverse campagne mediatiche. Da vecchi e rodati lettori di Difesa Online, concorderete che nemmeno quattro manifestanti con una bandiera o un cartello si attivano “spontaneamente”...
L'ultimo caso che sta interessando da giorni la Libia riguarda una presunta "tratta di schiavi": un commercio inaccettabile per qualsiasi essere umano.
Sull'attendibilità e fondatezza del caso alcuni lettori d'oltremare hanno già sollevato dubbi e perplessità (leggi la lettera a Difesa Online).
Ma a cosa mai potrebbe portare un attacco sul piano umanitario in un Paese già devastato, un failed state?

venerdì 1 dicembre 2017

ITALIA PARALIZZATA DAGLI INCOMPETENTI

23 novembre 2017,
di Francesca Romana Fantetti

E’ strategicamente e diplomaticamente da ammirare, e fare tesoro, ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi, cioè la nuova Yalta per il Medio Oriente. Si sta portando a “soluzione” il problema siriano e terroristico ad opera della Russia e dei suoi alleati, stante l’accordo e la fiducia di Trump in Putin. La storia non si fa con i “se” né con i “ma”, ma il conflitto siriano, iniziato nel 2011, ha rischiato drammaticamente di divenire il gorgo all’interno del quale coinvolgere anche noi e scomparire.
Se alla Presidenza degli Stati Uniti si fosse malauguratamente imposta Hillary Clinton, sarebbe continuata la tragica cieca allucinazione di Barack Obama che ha sostenuto, e non poteva non sapere, i gruppi ribelli ingrossanti le fila dei jihadisti. Differentemente, grazie agli americani che ringraziamo e che hanno scelto Donald Trump, il disastro siriano è ormai alla fase finale con effetti grandemente positivi anche in nostro favore. Fine delle bandiere nere in Siria e in Iraq. I soldati del partito di Allah torneranno in Libano, togliendo in tal modo ogni possibilità, per i sauditi, di accusare il movimento sciita di interferire con gli affari degli Stati della regione. Grazie alla Russia. Grazie a Trump.

giovedì 30 novembre 2017

Il CICAP fa propaganda nelle scuole di stato

Qualche giorno fa ho ricevuto questa lettera, che pubblico integralmente.
Salve Mazzucco.
Sono un alunno e frequento un liceo scientifico a Bologna. Premetto che ho tante cose da dire e che ho intenzione di utilizzare termini non troppo ricercati e quindi di non rendere questo messaggio, di fatto, troppo pesante o ridondante. Inoltre, prima di iniziare, le voglio dire che la stimo e la seguo perché finora lei è stato l'unico a dare prove e ad aprire la mente riguardo a certi fatti molto importanti.
Quello di cui voglio parlare sta tutto nel titolo..."Cicap: conferenze nelle scuole". (Probabilmente lei è già al corrente di tutto questo nel senso che saprà già che la Cicap fa conferenze presso le scuole inculcando di fatto un messaggio che esporrò piu avanti).
La conferenza è iniziata con una semplice domanda: con la luna piena si hanno piu nascite negli ospedali? Inizialmente non ero al corrente del fatto che stavo assistendo ad una conferenza Cicap, motivo per cui ero molto interessato.
Il ragazzo, che presentava il tutto, ha ammesso che quando è nata sua figlia i dottori hanno affermato:"questa settimana sono nati molti meno bambini rispetto alla scorsa settimana, quando c'era la luna piena." Il ragazzo stesso, di cui non ricordo il nome, ha subito messo in dubbio l'affermazione facendo presente comunque che questa è stata detta da dei dottori, dunque gente competente di cui ci si dovrebbe fidare ciecamente: dopo aver dimostrato tramite un grafico che la teoria è assolutamente falsa, ha esplicitamente affermato che spesso anche gli esperti dicono cagate.

mercoledì 29 novembre 2017

Ma che bello, la Svezia ha abolito il contante!

Oggi è passata per almeno tre volte nei telegiornali la notizia che la Svezia ha praticamente abolito il contante. Anche il Corriere ha rilanciato la stessa notizia.
In tutti i servizi l'accento viene messo soprattutto sull'aspetto innovativo di questa "rivoluzione" telematica. Si vuole cioè sottolineare l'aspetto positivo di questo cambiamento. Addirittura, nei servizi dei TG vengono mostrati i negozi svedesi che espongono con orgoglio i cartelli con la scritta "cash free", come se il contante fosse un male da cui ci si è finalmente liberati, da mettere alla pari con una malattia o con l'inquinamento.

martedì 28 novembre 2017

In Italia non ci sono responsabili e nessuno sbaglia

Siamo un paese con caratteristiche molto singolari; una di queste è che se si tratta di errori da ammettere e di conseguenze di cui farsi carico, piuttosto ci si fa tagliare un braccio ma non li si ammette. Anche di fronte a sbagli evidenti, responsabilità, inefficienze, non è mai colpa di nessuno, sia nell’apparato pubblico che privato.

In Italia non ci sono responsabili e nessuno sbaglia
Questo succede dall’impiegato alla posta, fino ai politici o ai commissari tecnici della nazionale di calcio. Nemmeno di fronte ad uno sfacelo calcistico dove una squadra di serie B probabilmente avrebbe trionfato contro la nazionale svedese, l’allenatore ha avuto la decenza di dimettersi, ammettendo di aver sbagliato o comunque dando almeno una minima parvenza di dignità di fronte alla pietosa sconfitta della nazionale di calcio, forse unica cosa che unisce gran parte degli italiani, popolo di campanilisti. E se non si dimette l’allenatore, figuriamoci se lo fa il suo capo, messo lì per questioni politiche di potere, non certo per la sua competenza. Personaggio oltremodo imbarazzante, capace di squallide dichiarazioni razziste che ci hanno fatto vergognare di fronte al mondo.

lunedì 27 novembre 2017

Nasce la Pesco costola della Nato

L'arte della guerra

domenica 26 novembre 2017

La Corea democratica e il suo programma missilistico

Si potrebbe dire che la situazione politica e militare nell’Asia-Pacificoa sia calma prima della tempesta. La corsa per preparare tutti a un conflitto tra “mondo libero” e “regime comunista totalitario” a Pyongyang propagato dai media occidentali ha raggiunto l’apice. Gli Stati Uniti concentrano le forze nell’est asiatico per colpire obiettivi militari e industriali nella Corea democratica. Tre gruppi d’attacco con portaerei (CSG) sono in attesa di ordini nel Mar del Giappone: USS CVN-68 Nimitz, USS CVN-71 Theodore Roosevelt e USS CVN-76 Ronald Reagan. Sono accompagnati da tre stormi aerei, per 72 jet F/A-18E e 36 vecchi jet F/A-18C di supporto. I CSG includono 18 cacciatorpediniere Arleigh Burke con 540 missili Tomahawk. Il Mar del Giappone è pattugliato dai sottomarini lanciamissili da crociera USS Michigan (SSGN-727) e USS Florida (SSGN-728), con altri 300 Tomahawk. Vi sono 6 bombardieri B-1B e B-52 e 3 bombardieri B-2 nucleari presso la Base Aerea Andersen di Guam. Tale potenza sorprendente è mobilitata non solo per spettacolo. Una vera minaccia d’attacco nucleare statunitense emerse durante la guerra di Corea del 1950-1953. Gli Stati Uniti svilupparono diversi piani per bombardare obiettivi-chiave in Corea democratica per avere un vantaggio strategico. I massimi vertici non riuscirono ad aprire la scatola di Pandora, ma la minaccia di distruzione nucleare era ancora presente anche dopo la guerra, anche se in misura minore. Probabilmente fu questo che spinse Kim Il-sung ad avviare il suo programma nucleare. 

sabato 25 novembre 2017

ecco un bell esempio dei RATTI nella "nuova Libia".

Quello che segue è un articolo interessante che fa luce sui RATTI che dal 2011 occupano la Libia. Meno male che è un articolo che non è stato scritto da un sostenitore di Gheddafi. Buona lettura.

Chi sta distruggendo la cultura in Libia

venerdì 24 novembre 2017

“Un piccolo intervento vittorioso”


Analisi dell’intervento dell’Arabia Saudita nello Yemen
Vojna Istorija Politika 
Intervento nello Yemen
La guerra nello Yemen è poco coperta dai media mondiali, la cui attenzione è attirata dai combattimenti in Siria e Iraq. Tuttavia, l’aggressione scatenata dalla coalizione a guida saudita contro la repubblica è uno dei più grandi conflitti armati del nostro tempo e ha messo in pericolo la vita di milioni di cittadini della repubblica. L’intervento nello Yemen fu il risultato della rivolta degli huti che rovesciò il presidente pro-sauditi Hadi nel gennaio 2015 e concluse un’alleanza con i sostenitori dell’ex-presidente Salah, dalla cui parte c’era l’esercito dello Yemen. Il 15 febbraio, gli huthi lanciarono l’assalto ad Aden, nel sud del Paese e nuova capitale delle forze fedeli ad Hadi. Il 21 febbraio, Hadi fuggì da Sana ad Aden, che però fu quasi completamente presa dagli huti il 25 marzo. Hadi fu costretto a fuggire dal Paese. L’avvento al potere degli huti, che professavano l’islam sciita e stabilirono immediatamente relazioni amichevoli con l’Iran, destò l’allarme nella vicina Arabia Saudita. Riyadh non poté perdonare i vicini per il rovesciamento del fantoccio Hadi. All’inizio di febbraio iniziò il trasferimento di truppe al confine con lo Yemen. La situazione fu aggravata dal fatto che le province yemenite che confinavano con l’Arabia Saudita erano abitate da sciiti, che, influenzato dai correligionari yemeniti, erano pronti alla rivolta contro Riyadh. Hadi si appellò ai sauditi e parlando alla Lega araba chiese l’ingresso di truppe straniere nello Yemen al fine di riprendere il potere. Quindi, il presidente in fuga divenne essenzialmente un collaborazionista dei sauditi.

giovedì 23 novembre 2017

E’ nei Caraibi il nuovo paradiso dei security contractors

mercoledì 22 novembre 2017

Libia: Che cosa ha mai fatto l’Onu per i migranti (a parte accusare l’Italia)?

  • di Leone Grotti
L’Alto commissario Onu per i diritti umani ha gettato addosso a Roma la responsabilità per le condizioni terribili dei migranti nei centri di detenzione libici. Ma Roma ha fatto molto più dell’Onu per loro
Su un fatto non c’è dubbio: i centri di detenzione dove le autorità libiche o le milizie ad esse collegate tengono rinchiusi i migranti che vorrebbero partire per l’Europa sono disumani. Non lo scopriamo oggi, già a inizio anno erano stati realizzati reportage che documentavano le terribili condizioni di vita di chi è in attesa di imbarcarsi su un gommone per un viaggio disperato. Ma questo non dà diritto all’Onu di scaricare tutta la colpa sull’Italia e sull’Europa.
LE ACCUSE DELL’ONU. Ieri, come già fatto in passato, l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, ha denunciato la condizioni «terrificanti» dei campi di detenzione parlando di «orrori inimmaginabili», soprattutto in seguito ad un filmato pubblicato della Cnn. Il Commissario ha poi aggiunto che «la sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità» e la politica di Ue e Italia «rischia di condannare molti migranti a una prigionia arbitraria e senza limiti di tempo, esporli alla tortura, allo stupro, costringerli al lavoro, allo sfruttamento e al ricatto». Il riferimento è all’accordo fatto da Roma, previo consenso di Bruxelles, con il legittimo governo di Tripoli per fermare le partenze dei barconi.

martedì 21 novembre 2017

La “Grande Eurasia” di Putin: prospettive e limiti


Putin

16 maggio 2017
Dal Mediterraneo all’Estremo Oriente, passando per Ucraina e Siria. La Russia continua ad allargare la propria sfera d’influenza. Ma fin dove può spingersi?

di Rocco Bellantone
Nel suo celebre romanzo 1984 lo scrittore britannico George Orwell individuava nell’“Eurasia” una delle tre superpotenze in lotta per il dominio sul mondo al termine della guerra atomica scoppiata negli anni Cinquanta del secolo scorso. Retta da un governo “neobolscevico” sorto dall’implosione del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, nell’immaginario di Orwell l’Eurasia abbracciava l’Europa intera – a eccezione del Regno Unito – spingendosi lungo l’Asia settentrionale fino allo stretto di Bering, la striscia dell’Oceano Pacifico che separa la Russia dagli Stati Uniti.

Nella visione geopolitica del presidente russo Vladimir Putin, la “Grande Eurasia” è destinata a espandere la propria influenza oltre i confini orwelliani: a sud dell’Europa nel cuore del Mediterraneo; in Medio Oriente verso la Siria; in Asia Centrale ed Estremo Oriente, dove l’obiettivo è raggiungere una convivenza win-win con il gigante cinese. Muovendosi nella direzione opposta rispetto a Stalin, Putin sta spostando gli interessi strategici della Russia verso Oriente, riportando in auge il vecchio sogno degli Zar.

lunedì 20 novembre 2017

Haftar, Gheddafi, Salamé: tre uomini chiave per una Libia unita

Il generale che comanda la Cirenaica, il figlio dell'ex rais Saif Al Islam e il nuovo inviato ONU ed ex ministro libanese, potrebbero essere decisivi per una svolta unitaria del paese.

27 giugno 2017 i Alfredo Mantici


Sabato 24 giugno un nuovo tassello si è aggiunto al disegno del generale Khalifa Haftar di conquistare il controllo completo della Libia orientale con l’occupazione pressoché totale della città di Bengasi. Le truppe della Lybian National Army al suo comando, dopo tre anni di dura lotta hanno conquistato il quartiere di Souq Al Hout, una delle ultime posizioni tenute dalla Benghazi Defence Brigade, una milizia islamista che, con l’appoggio finanziario del Qatar, era riuscita nel 2014 ad assumere il controllo della città da cui era partita la alsa rivolta contro Muhammar Gheddafi nel 2011.

La sconfitta degli islamisti di Bengasi probabilmente non è estranea al blocco totale imposto dall’Arabia Saudita, dagli stati del Golfo e dall’Egitto all’Emirato del Qatar, accusato non solo di sostenere il terrorismo islamista e gli estremisti della Fratellanza Musulmana in Nord Africa e Medio Oriente, ma anche di intrattenere ambigui rapporti di cooperazione con il regime sciita degli ayatollah iraniani.

Da due settimane, da quando cioè è stato imposto il blocco a Doha, tutti i flussi di finanziamento clandestino e di sostegno logistico alle milizie che in Libia, Siria e Iraq lottano per l’affermazione del Califfato islamico si sono interrotti. La perdita di Bengasi è una delle prime e più vistose conseguenze di ciò, visto che il generale è alleato privilegiato dell’Egitto del presidente Al Sisi, tra i principali attori regionali della guerra all’Islam salafita e uno degli ispiratori dell’offensiva diplomatico-commerciale contro il Qatar.

Mentre Haftar consolida il suo controllo sulla regione, in nome e per conto della House of Representatives di Tobruk, il parlamento della Cirenaica si ostina a non considerare legittimo il governo retto da Tripoli da Fajez Al Serraj. In questa impasse, le Nazioni Unite hanno deciso di nominare un nuovo inviato speciale nel paese, nel tentativo di dare nuovo impulso al processo di riunificazione delle fazioni che continuano una guerra civile di “bassa intensità” per assumere il pieno controllo della Libia.

SWITZERLAND-LIBYA-CONFLICT-RIGHTS-UN 
(l’ex inviato ONU in Libia, Martin Kobler)

domenica 19 novembre 2017

Libia. Commissione per i Diritti umani, ‘28 cadaveri trovati nella zona di Wearshefana

di Vanessa Tomassini –
L’appello del presidente del Consiglio supremo delle Tribù di Warshefana, Abu Amid al-Mabrouk, sul nostro giornale è valso a poco o nulla. La regione di Warshefana, infatti è stata sconvolta da crimini di guerra inenarrabili. Ancora una volta siamo costretti a dover parlare di cadaveri, di civili, di uomini, donne e bambini colpevoli di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato. “Ventotto corpi sono stati ritrovati nella zona di Wadi al-Hira a ovest della regione di Warshefana”.

sabato 18 novembre 2017

Craig Roberts: Militari e Cia, Fbi e Israele: la verità sulla fine di Kennedy

12 novembre 2017
Cari lettori, alcuni di voi stanno insistendo perché io continui a occuparmi della storia della sparatoria di Las Vegas, mentre altri mi chiedono come agire per sostenere il rilascio dei documenti relativi all’assassinio del presidente Kennedy. Apprezzo il fatto che voi siate interessati e insoddisfatti delle dichiarazioni ufficiali. La mia risposta è che già sappiamo molto di più di quanto sia scritto nei file, grazie ad esaurienti ricerche, quali il libro di James W. Douglass “Jfk and the Unspeakable” (Simon&Schuster, 2008). La mia risposta è anche che, indipendentemente da cosa sappiamo o quali siano i fatti, la versione ufficiale non verrà mai cambiata. Per esempio, sappiamo come fatto inconfutabile che Israele attaccò la Uss Liberty, infliggendo enormi perdite fra il personale della Us Navy, mentre il governo degli Stati Uniti continua a sostenere che si sia trattato solo di un errore, nonostante le dichiarazioni inequivocabili a sostegno del contrario da parte della Moorer Commission, diretta da Tom Moorer, ex comandante delle Operazioni Navali e capo degli Stati Maggiori Riuniti statunitensi.
Jim DouglassLa mia risposta è anche che sarebbe meglio spendere tempo tentando di prevenire sul nascere le cospirazioni, come quella dell’infinita sequenza di bugie e accuse contro la Russia, che stanno trasformando un paese amico in un nemico e stanno rinnovando il rischio di un Armageddon nucleare. Infatti, la più grande teoria cospiratoria in corso è quella – che viene dal complesso militare e di sicurezza, dal Comitato Democratico Nazionale, e dalla “presstituzione” mediatica – secondo la quale la Russia, in combutta con Donald Trump, abbia manomesso le elezioni presidenziali statunitensi. Il governo russo sa che questa è una bugia, e nel momento in cui vede una bugia, ripetuta infinitamente da ormai un anno senza nemmeno uno straccio di prova a sostegno, il governo russo concluderà ovviamente che Washington sta preparando alla guerra il popoloamericano. Mi è impossibile immaginare una politica più incosciente e sconsiderata di quella di distruggere la fiducia della Russia verso le intenzioni di Washington. Come ha detto Putin, la più grande lezione che gli ha insegnato la vita è che «se una battaglia è inevitabile, colpisci per primo».

venerdì 17 novembre 2017

"Il Fondo Africa per armare la guardia costiera libica": ricorso dell'Asgi

Ricorso al Tar contro il decreto con cui il ministero degli Esteri conferisce 2,5 milioni di euro all'Interno per la rimessa in efficienza di 4 motovedette che saranno consegnate alle autorità libiche. Il denaro proviene dallo stanziamento di 200 milioni effettuato dal Parlamento italiano per il Fondo Africa destinato alla cooperazion.

10 novembre 2017
ROMA – L’associazione studi giuridici per l’immigrazione (Asgi) fa ricorso al Tar per impugnare il decreto del ministero degli Esteri 4110/47. I soldi stanziati dal Maeci per il fondo Africa, che dovevano servire agli “interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratori” sono stati, infatti, destinati al progetto di esternalizzazione delle frontiere. In particolare 2,5 milioni di euro sono stati impiegati per la rimessa in efficienza di quattro motovedette da consegnare alla Guardia costiera libica.

giovedì 16 novembre 2017

Come gli USA si sono quasi autodistrutti: 7 incidenti con armi nucleari americane


Bomba nucleare americana (foto d'archivio)

11/11/2017
In Occidente si sentono spesso le storie sulla presunta grossolanità dei russi. Ma per numero di incidenti con protagoniste le armi nucleari, gli Stati Uniti sono al primo posto con un grande margine: molte volte l'America si è quasi autodistrutta senza che l'Urss facesse nulla.
7. Come Bruce Kulka ha schiacciato il bottone sbagliato
L'11 marzo 1958 un Boeing B-47 con a bordo la bomba nucleare Mark-VI era decollato da una base statunitense in direzione di Savannah, in Inghilterra. Durante il volo nella cabina di pilotaggio si era accesa una spia, che segnalava il malfunzionamento del meccanismo del fissatore per l'espulsione della bomba. Il capitano aveva inviato il membro dell'equipaggio Bruce Kulka a controllarlo. Dopo una lunga e inconcludente ricerca del fissatore, Kulka si arrampicò sul dispositivo di rilascio di emergenza della bomba e accidentalmente aveva premuto qualcosa. Una bomba da tre tonnellate aveva rotto il portello dell'aereo e da una quota di 4.500 metri era caduta sulla casa di un certo Walter Gregg. Fortunatamente nell'impatto con il terreno esplose solo la carica di esplosivi ordinari: solo 9 persone rimasero leggermente ferite. Gregg aveva citato in giudizio l'aviazione militare americana per 54mila dollari (500mila dollari il valore odierno) ed era riuscito ad ottenere il denaro. Kulka si era scusato davanti a lui, riuscendo così ad evitare una condanna più pesante.

mercoledì 15 novembre 2017

L’Arabia Saudita tappa la bocca all’Occidente con i suoi contratti miliardari di acquisto armi



10 novembre 2017

Il mutismo dell’Occidente davanti all’aggressione saudita allo Yemen suscita inquietudine per il fatto che Rijad si compra anche il silenzio con i contratti miliardari che sottoscrive per acquisto di armi dai paesi occidentali.
Persino il giornale statunitense The Washington Post, in un suo articolo pubblicato il Giovedì, censura il silenzio sorprendente dei paesi occidentali circa le aggressioni del regime saudita allo Yemen, che hanno causato una catastrofe umanitaria nel paese più povero del mondo arabo.
Il giornale indica chiaramente che, mentre l’Organizzazione delle nazioni Unite (ONU), così come le agenzie internazionali di assistenza umanitaria, hanno lanciato allarmi per i crimini del regime saudita nello Yemen (bombardamenti indiscriminati su scuole, ospedali, mercati e abitazioni civili), i responsabili politici in grande maggioranza statunitensi ed europei sono rimasti muti per non incrinare i rapporti con l’Arabia Saudita.

martedì 14 novembre 2017

Prese in Nigeria, violentate in Libia e costrette a prostituirsi in Italia

9 novembre 2017
Prese in Nigeria, violentate in Libia  e costrette a prostituirsi in Italia

VENEZIA - È stata la denuncia di una ragazza nigeriana, fuggita ai suoi sequestratori che la costringevano a prostituirsi, dopo aver subito violenze e minacce nel viaggio dalla Nigeria all'Italia passando per la Libia, a portare la squadra mobile di Venezia ad arrestare quattro sue connazionali e a un italiano, ex marito di una di queste. I cinque sono accusati, a vario titolo, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La giovane è stata vista lo scorso marzo girare malconcia per Marghera dagli operatori dei servizi Sociali del Comune di Venezia.