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lunedì 9 gennaio 2017

Le prospettive del nuovo anno nell'analisi di Fulvio Scaglione

1 gennaio 2017

Il 2017 si apre con la strage di Istanbul e l'assassinio del ministro dell'Ambiente in Burundi. Un nuovo anno che sembra proseguire sulla scia di sangue dell'anno appena passato. Siria, Libia, Iraq: è lunga, infatti, la lista dei Paesi che con le loro guerre e atrocità hanno tenuta alta l’attenzione nel 2016. Un anno che ha contato ben 13 attentati terroristici in tutto il mondo, partendo nel gennaio scorso da Istanbul e arrivando a quello di un paio di settimane fa a Berlino, passando per Nizza, per Monaco di Baviera, per Orlando, per Kabul, per Baghdad, il peggiore per numero di vittime con 324 morti. Eppure, al pari di altri anni, anche il 2016 merita di essere raccontato in positivo e così sperare che il nuovo anno sia diverso. Francesca Sabatinelli:


Doveva essere il 2016 l’anno della pace in Siria ma, ad oggi, che possa diventarlo il 2017 appare ancora solo un miraggio. Il conflitto in quel Paese resta il paradigma di tutte le guerre e il mondo sembra più a rischio, sopraffatto dalla violenza e dalla paura del terrorismo. Il Global Peace Index, mesi fa, ha stilato un elenco in cui i Paesi che vivono in pace nel mondo: si contano su due mani. Ovunque, è evidente, cresce il livello di allerta. Tranne in quei 10 Paesi esenti da conflitti e laddove si sono aperti spiragli di pacificazione. Chi ne porta i segni visibili è senz’altro il continente americano, a cominciare dal disgelo tra Cuba e Usa, sancito dalla visita di Barack Obama sull’isola, nel marzo scorso, che ha  messo fine a 55 anni di ‘guerra fredda’. Altra svolta: quella in Colombia, dove l’accordo di pace tra governo e guerriglia, per mettere fine a 52 anni di sanguinoso conflitto, nei giorni scorsi ha fatto ulteriori passi in avanti con l’approvazione, da parte del Parlamento del Paese, della legge di amnistia per le Farc, che garantisce smobilitazione e disarmo delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Il giornalista Fulvio Scaglione, esperto di politica internazionale:
R. – Da dieci anni consecutivi, ogni anno, lo stato della pace nel mondo, chiamiamolo così, si degrada: ogni anno un pochino di più. E, ad essere onesti, andando a guardare questi Paesi che sono in pace, se alcuni sono grandi, importanti, come il Giappone, per altri, come le Mauritius, la pace deriva soprattutto dal fatto che, con il massimo rispetto per i mauriziani, il loro Paese non è certamente uno dei principali negli equilibri del mondo. Detto questo, però, non dobbiamo abbandonare la speranza che le cose possano migliorare. Qualche indizio lo abbiamo pure avuto nel 2016: pensiamo – per esempio – al riavvicinamento tra Cuba e gli Stati Uniti, dopo oltre 50 anni di embargo economico, che peraltro è ancora in vigore; pensiamo alla Colombia, all’accordo di pace tra il governo e le Farc dopo decenni di una guerra civile latente, che ha fatto centinaia di migliaia di vittime. Qualche indizio c’è, aggrappiamoci a questi indizi e cerchiamo di costruire qualcosa su di essi.
D. – In Colombia è passata la legge sull’amnistia per i membri delle Farc il che segna un’apertura al disarmo. Garantisce un altro passo avanti in un definitivo processo di stabilizzazione e pacificazione?
R. – Sì, certamente è un passo avanti ed è un passo avanti importante, perché come abbiamo visto storicamente, anche in altri contesti, pensiamo per esempio al Sudafrica, la riconciliazione è un momento fondamentale: non c’è pace senza riconciliazione tra coloro che sono stati in guerra. Che questa sia poi la garanzia assoluta della soluzione di tutti i problemi, ovviamente, non possiamo dirlo, ma è certamente un passo importante che prima o poi, forse adesso è troppo presto, bisognerà fare anche in Siria.
D. – Usa e Cuba: il cambio di guardia alla Casa Bianca sta ponendo degli interrogativi non da poco. Questo 2017 cosa può portare?
R. – Il 2017 è ricco di speranze, ma anche di incognite. L’incognita più grande, in questo momento, è certamente il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La situazione di Cuba rispetto all’embargo, che è poi il vero metro della riconciliazione tra i due Paesi, in realtà era piuttosto complicata anche prima di Trump, perché la maggioranza al Congresso è repubblicana e solo il Congresso può votare una legge che elemini l’embargo e non c’era assolutamente aria tra i repubblicani di volerla votare, a dispetto di tutte le pressioni del presidente Obama. Quello che Trump vorrà fare sarà indubbiamente molto importante, parlando di pace in diversi Paesi, non solo per Cuba, e Trump non sembra esattamente un fan della riconciliazione con Cuba. Sarà importante anche per quanto riguarda la Siria, per quanto riguarda l’Iraq, per quanto riguarda l’Afghanistan, per quanto riguarda la Libia. Alcuni di questi fronti sono stati aperti molti anni fa e non sono stati chiusi, come in Afghanistan, vorrei ricordare che purtroppo in Afghanistan, nel primo semestre di quest’anno, c’è stato un record di vittime civili e quindi la situazione, paradossalmente, è peggiorata. Oppure sono fronti che sono stati aperti con delle decisioni abbastanza folli proprio lo scorso anno, o negli ultimi tempi penso, per esempio, alla Libia, che è veramente un fronte che è stato aperto senza che alcuno davvero ne sentisse la necessità…
D. – Se dovessimo puntare l’attenzione su un processo di pacificazione un po’ più in sordina, ma che potrebbe comunque rivelarsi davvero un esempio, a cosa penseresti?
R. – E’ lontano da noi geograficamente e anche, com’è inevitabile, spiritualmente però, certamente, quanto sta avvenendo in Myanmar è da tenere molto d’occhio. C’è stato questo avvicendamento al potere, i generali hanno aperto ad un potere civile, hanno aperto all’avvento del Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi. Certamente sta succedendo qualcosa di importante, certo con dei problemi, con dei travagli, come la discriminazione della minoranza musulmana, e quindi sicuramente non gratis, ma lì sta avvenendo qualcosa di importante che varrebbe la pena di tener d’occhio.

Preso da: http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/01/2016anno_di_violenza_e_di_importanti_processi_di_pace/1282712

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